|
Il giorno successino a San Silvestro è
Capodanno, ma non da tutti
viene festeggiato il primo gennaio, come
vuole il calendario Gregoriano.
Per
coloro che seguono il calendario Giuliano, ad esempio alcune chiese
ortodosse, Capodanno viene celebrato il 14 gennaio.
La celebrazione di Capodanno è la più antica di cui vi sia
traccia.
Furono i Babilonesi circa 4000 anni fa a festeggiare per primi il
capodanno. Intorno all'anno 2000 a.C., l'anno babilonese iniziava in
corrispondenza della prima Luna Nuova dopo l'equinozio di primavera.
L'inizio della primavera era un periodo logico per associarvi
l'inizio dell'anno: è la stagione della rinascita, della nuova
semina, della fioritura.
Gli antichi romani continuarono a celebrare l'anno nuovo nel tardo
marzo, ma il loro calendario era continuamente 'manomesso' dai vari
imperatori; si scelse quindi di 'sincronizzarlo' con il sole.
Fu Giulio Cesare, nel 46 a.C., a creare quello che ancora oggi è
conosciuto come il 'calendario Giuliano', che stabiliva che l'anno
nuovo iniziava il primo gennaio.
La
tradizione italiana prevede una serie di rituali
scaramantici per Capodanno: come quello di vestire biancheria intima
di colore rosso o di gettare dalla finestra oggetti vecchi o
inutilizzati, usanza quest'ultima, che è stata praticamente
abbandonata.
Le lenticchie vengono mangiate a cena il 31 dicembre come auspicio
di ricchezza per l'anno nuovo.
Quanto ai botti, considerati manifestazione di gioia
“esplosiva” per l’avvento del nuovo anno, un tempo invece avevano il
preciso intento di scacciare gli spiriti maligni.
Non possono poi mancare sulla tavola le melagrane, il cui
trionfo di chicchi è stato narrato da leggende in tutto il mondo e
in tutte le letterature: come nel mito di Proserpina, che venne
legata indissolubilmente a sé dal dio dell’Ade Plutone dopo aver
addentato una melagrana: da allora simboleggia la fedeltà
coniugale.
Un’altra pianta ritenuta beneaugurale è il vischio che
secondo la tradizione dona prolificità sia materiale che spirituale.
Sacro ai popoli antichi, i Druidi lo usavano nei sacri cerimoniali e
nelle celebrazioni di purificazione, mentre i Celti ritenevano che
quest’arboscello nascesse dove era scesa una folgore e che una
bevanda particolare composta di questa pianta fosse un potente
elisir contro la sterilità |